22 ottobre 2009

Sandro Medici
La Roma amara del furbo Alemanno caccia i povericristi
     

 

     

Certo non sarà il primo, Alemanno, a prendersela con lavavetri, giocolieri, ambulanti, lucciole, così come bevitori serali, bivaccatori diurni e pittori notturni, insomma la grande schiera di «fastidiosi» che transitano in città, altri sindaci eroi l'hanno preceduto in questo nobile esercizio di pulizia sociale. Essere forti con i deboli e deboli con i forti, prima ancora che una scelta, sta diventando in politica una necessità.
Ma nel caso del sindaco di Roma non agisce solo quella pulsione razzista e perbenista che cerca (e facilmente trova) sintonie con un senso comune sempre più intollerante e gastrico. C'è anche il tentativo di nascondere l'affanno di un governo locale ormai in carica da un anno e mezzo che non sembra minimamente in grado di esprimere alcunché di sensato e concreto per la città e il suo futuro. Non che ci si aspettino grandi strategie o programmi strutturali da amministratori improvvisati e di scarso spessore, ma che una destra finalmente ascesa sul Campidoglio confezionasse per Roma un'impronta, una prospettiva, una visione, uno straccio di idea, questo sì che avrebbe avuto e dato senso politico: sia per chi aveva vinto le elezioni comunali sia (soprattutto) per chi le aveva perse.
Forse è per questo che siamo ancora qui a meravigliarci di come sia stato possibile che la città sia finita in mani tanto mediocri, e in attesa di capire cosa succederà, come cambierà, dove si andrà a finire.
E lungo questa attesa imperversano le ambigue e ipocrite incursioni del sindaco Alemanno, che impugna la fiaccola insieme al movimento gay ma è contrario a tutelare per legge l'omosessualità, visita con gli studenti i campi di concentramento ma nelle scuole comunali ostacola ogni forma di multiculturalismo, annuncia politiche di integrazione ma perseguita i lavavetri. In una continua alternanza di maschere di scena sul palcoscenico della visibilità cittadina, peraltro recitata con discreta abilità e indubbio seguito popolare.
Non si tratta di stabilire quale sia il suo vero volto: lo conosciamo. Piuttosto, di valutare se e quanto il suo procedere rasoterra e sbrigativo continuerà a ricevere consenso. L'impoverimento culturale della politica, così come la debolezza della tenuta sociale, sono oggi il combinato disposto che favorisce il successo della destra. Una destra che infatti non si preoccupa più di tanto di mostrarsi adeguata e attrezzata. Piove e tira vento e si tagliano gli alberi, così come viene, all'ingrosso; ci sono i Mondiali di nuoto e allora si realizzano piscine, chissenefrega se abusive; aggrediscono gli omosessuali e si va a far visita al Gay village, così ci si mischia un po' e diventiamo tutti democratici; ci si spazientisce per le insistenze dei lavavetri e allora cacciamoli tutti, tranne i meritevoli che saranno assistiti.
C'è in questo modo di fare un saporaccio di meschina furbizia: alla lunga si svelerà in tutto il suo cinismo.
Solo che intanto il destino di tutti quei povericristi che raccoglievano i nostri spiccioli ai semafori sarà segnato da un'ancor più drammatica miseria: una condizione che spingerà molti a spacciare, rubare o peggio. La città ne subirà conseguenze amare, e ci sentiremo tutti più insicuri. Che è esattamente ciò che la destra desidera per poter continuare a eccitarsi e spargere paura, e così dispiegare le sue politiche militaresche.