MONDO 3
INTERVISTA AD
AUNG SAN SUU KYI

Aung San Suu KyiNel 1996 Aung San Suu Ky ha rilasciato un'intervista ancora inedita a Rai Educational nell'ambito di Mondo3, il progetto per la realizzazione di un museo virtuale multimediale contenente 400 opere fondamentali della Storia dell'umanità.
La realizzazione di questo "museo virtuale" ha visto il coinvolgimento di 40 intellettuali e artisti provenienti da diverse parti del mondo e da differenti contesti culturali. A ciascuno è stato richiesto di indicare una serie di opere particolarmente significative per il loro valore artistico e culturale.

Ecco la traduzione dall'inglese dell'intervista in cui Aung San Suu Kyi illustra alcune opere da lei selezionate per l'archivio di Mondo3.
Si tratta dei poemi indiani Ramayana e Mahabharata, la statua del Visnu Dormiente nella valle di Kathmandu
, la vetrata di Marc Chagall alle Nazioni Unite, i paraventi laccati giapponesi del periodo Edo, i Raga indiani, la musica di Mozart e i dipinti di William Turner.


Aung San Suu Ky
Rangoon
1 agosto 1996

Le opere che presento, non le ho scelte in quanto esperta d'arte, o studiosa, o da profonda conoscitrice di qualche campo in particolare, ma le ho scelte perché sono opere che mi sono piaciute e che penso possano essere una fonte di ispirazione per le persone di tutto il mondo, indipendentemente dalla loro razza o religione. Ecco perché non dovete giudicare le opere che ho scelto come capolavori dell'arte o della letteratura, ma come letteratura e arte che interroga lo spirito umano.

Ramayana - Mahabharata

Miniatura indiana raffigurante la città di Lanka, dove Ravana imprigiona Sita, la sposa di Rama

Tra le opere che vale la pena preservare per l'umanità, ho scelto anche il Ramayana e il Mahabharata, le due grandi espressioni dell'epica Indù. Immagino naturalmente che il Ramayana sia più conosciuto del Mahabharata, perché dall'India si è diffuso in altri paesi, come la Birmania e la Tailandia, dove c'è un grande culto del Ramayana, quasi quanto nella stessa India.
È difficile stabilire esattamente quando sia nato il Ramayana. In genere si ritiene che sia stato composto intorno al terzo secolo prima di Cristo, ad opera del poeta Valimiki, ma secondo gli studiosi è assai probabile che alcune delle storie legate al Ramayana circolassero in India già molto prima; un unico autore potrebbe poi averle unite insieme appunto intorno al 300 avanti Cristo.
È la storia del re Ram - Ramayana significa, alla lettera, "le avventure di Ram" -, la storia del re Ram e di sua moglie Sita. Narra, essenzialmente, di un re virtuoso e della sua lotta contro quello che immagino la maggior parte della gente chiami il male, sebbene "male" non sia la parola che useremmo noi. Come ho detto prima, il Ramayana è un'epica indù, quindi ci si potrebbe domandare che cosa abbia a che fare con il buddismo. La storia di Rama fa parte del jataka buddista, che sono le storie delle vite precedenti del Buddha Gotama, prima che egli raggiungesse l'illuminazione. E in esse comprendiamo anche la storia del re Ram, il che significa che consideriamo il re Ram come un'incarnazione precedente del Buddha.
La ragione per cui penso che il Ramayana sia un'opera importante per l'umanità nel suo insieme è che tratta di molti dilemmi morali che gli esseri umani si trovano ad affrontare in tutto il mondo allo stesso modo, in India come in Birmania come altrove. Ram era un re virtuoso, e voleva governare il suo regno in modo virtuoso. Ma le cose non erano sempre così semplici. Egli si trova a scontrarsi con i pregiudizi della gente, con l'incomprensione degli altri. Una delle parti più intense del Ramayana è quella in cui il re Ram riporta con sé la moglie Sita, che era stata rapita da Ravana, che rappresenta il "cattivo" del racconto. Eppure anche Ravana non può essere considerato il male assoluto, perché a modo suo anch'egli è religioso. Ecco, questa è una delle cose più interessanti del Ramayana: il fatto che in esso ci sono molti altri motivi di interesse, oltre alla classica lotta tra un re buono e un re cattivo.
Lo stesso vale per il Mahabharata, l'altra epica che ho scelto. Per me è impossibile parlare separatamente del Ramayana e del Mahabharata, tanto stretti sono i legami tra i due poemi; non solo perché entrambi sono celebri epopee indiane, ma perché in entrambe è sempre presente il concetto di un re, un re virtuoso; ma c'è anche il riconoscimento che anche i re sono esseri umani, anche loro possono avere sentimenti umani. Da questo punto di vista penso che il Mahabharata sia ancora più eloquente del Ramayana, perché re Ram è quasi... ecco, penso che si potrebbe dire che è completamente senza peccato, tranne forse nel modo in cui tratta Sita quando ella ritorna a casa dopo essere stata tra le grinfie di Ravana. Il Mahabharata è la storia dei fratelli panduiti Bharata. Il titolo significa letteralmente la grande epopea della famiglia Bharata, la discendenza del re Bharata. I fratelli panduidi, che sono in cinque, combattono contro centinaia di loro cugini. Anche qui si potrebbe parlare di lotta tra bene e male, ma di nuovo, non tutto è bene da un lato e non tutto è male dall'altro. Non c'è alcun dubbio su chi sia buono e chi cattivo, ma ci sono anche, in entrambe le parti, tutte le ombre dei fallimenti umani; anche tra i buoni ci sono cadute e fallimenti. Per esempio, il più vecchio dei fratelli panduidi, che si presume essere il più virtuoso dei sovrani, ha una debolezza per il gioco dei dadi, e proprio indulgendo in questa debolezza causa molti problemi alla sua famiglia.
Il Mahabharata dunque non è una storia su alcuni caratteri mitici, stereotipati, ma narra dell'interazione, dei rapporti tra gli esseri umani, che si manifestano in qualsiasi tempo, in ogni parte del mondo.
Il Mahabharata probabilmente ha assunto la sua forma definitiva più o meno nello stesso periodo del Ramayana, ma è più difficile stabilire con esattezza dove sia stato composto come un'unica epopea coerente.
Quando si studiano le storie del Ramayana e del Mahabharata, si impara moltissimo su che cosa significhi vivere in questo mondo, che cosa significhi essere degli esseri umani. Proprio per questo, credo, suscita quell'interesse umano che lo rende universale; non soltanto un'opera che appartiene al popolo indiano o birmano o tailandese, che hanno adottato il Ramayana, ma ai popoli di tutto il mondo.

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Il Visnu Dormiente

La statua del Vishnu Budhanilkantha (dormiente) è situata nella valle di Kathmandu in Nepal

Per me questo Visnu Dormiente è un'immagine che appartiene a un'altra religione e a un'altra cultura, eppure mi commuove profondamente. Il Visnu Dormiente si trova nella valle di Katmandu. È una gigantesca scultura in pietra e raffigura il dio indù Krisna [Visnu] che giace su di un letto di serpenti, nel mezzo di un grande serbatoio d'acqua di forma rettangolare. La prima volta che mi hanno portato a vederla, è stato molti anni fa, una ventina di anni fa, quando sono andata in Nepal. Quando mi dissero che saremmo andati a vedere il Visnu Dormiente, perché era uno dei monumenti più famosi del Nepal, non immaginavo certo che ne sarei rimasta così colpita.
Ma quando arrivai in quel luogo, rimasi veramente stupefatta nell'accorgermi della grande impressione che provavo, di fronte a un'opera religiosa che non apparteneva alla mia religione né alla mia cultura. Il dio Visnu è ritratto addormentato, sulle spire di un grande serpente. Quest'immagine immensa, di grande pace, nel mezzo di un serbatoio d'acqua, ai miei occhi è parsa bellissima. È scolpita in pietra grigia, e nessuno sa chi ne sia l'autore. Non so se sia stata scolpita da una sola persona o da molte. Quando la vidi per la prima volta, mi ero recata laggiù solo per vedere un monumento di interesse turistico. Ma una volta vedutala, mi accorsi che aveva un grandissimo significato religioso.
Quando la vidi allora - non so come sia oggi - non era protetta da alcuna recinzione. La gente le girava attorno, mangiava e buttava le carte per terra. C'erano anche moltissimi fiori, buttati dalla gente alla statua. Quindi il posto era abbastanza sporco, ma non aveva nessuna importanza. Non toglieva assolutamente nulla alla bellezza dell'immagine e alla grande atmosfera spirituale che emanava da essa. Mi ha fatto pensare che ci sia qualcosa che unisce i popoli di tutte le religioni. Benché io non sia indù, capivo benissimo perché gli indù venerassero questa immagine. Mi accorgevo che la gente traeva un grande conforto dal venire a venerare Visnu Dormiente, esattamente come io, in quanto birmana, traggo grande conforto dall'adorazione nella Pagoda Shwe Dagon.
Ho scelto dunque Visnu Dormiente per la sua bellezza. Perché è davvero bellissimo, in un modo molto semplice. Ma anche per il modo in cui mi ha insegnato che lo spiritualismo - quando parlo di spiritualismo, uso probabilmente questa parola in modo che può risultare equivoco, forse è meglio parlare delle aspirazioni spirituali dell'uomo - può veramente superare le differenze di razza e di religione.

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La vetrata di Marc Chagall alle Nazioni Unite

Un particolare della vetrata realizzata da Marc Chagall nel palazzo delle Nazioni Unite a New York

Immagino che le aspirazioni spirituali non siano tutto, quando parliamo di arte, delle arti creative. Penso che l'uomo crei anche solo per amore della pura bellezza, e anche questo è molto importante. La bellezza ci fa vedere il mondo in modo diverso, allarga la nostra visuale. E la bellezza può assumere qualsiasi forma e dimensione. Una delle cose più belle che io abbia mai visto, è la vetrata dipinta che si trova alle Nazioni Unite, la vetrata di Marc Chagall. Quando la vidi per la prima volta, sapevo ben poco di Chagall. Certo, lo conoscevo di nome, avevo visto le fotografie di alcune sue opere, e alcuni dei suoi dipinti in qualche museo. Ma in un certo qual modo non aveva destato il mio interesse.
Invece, quando vidi quella vetrata dipinta, alle Nazioni Unite, i blu intensi e brillanti, ho pensato: questa è davvero la bellezza dell'arte.
Ero capace di stare seduta a guardarla per ore, e non stancarmene mai. Ogni volta che andavo a lavorare al Segretariato per le Nazioni Unite, davo un'occhiata alla vetrata. Tutti i giorni facevo in modo di passarci davanti, solo per dare un'occhiata e godere della sua bellezza. Io non sono una grande artista. Non sono sicura che i miei gusti nel campo dell'arte siano particolarmente evoluti. Ma so riconoscere la bellezza quando la vedo, o almeno credo di riconoscerla, e certo la vetrata dipinta di Chagall per me è una cosa bella, che dovrebbe essere preservata per l'umanità.
Ora, io so che le immagini della vetrata rappresentano ogni sorta di cose, come la pace e la guerra, e le battaglie dell'umanità, eccetera, ma devo dire che io ne fui attratta, e ne sono tuttora attratta, semplicemente per come usa i colori traslucidi. La brillantezza dei colori, la trasparenza del vetro. Devo dire che le Nazioni Unite tengono sempre tutte le finestre pulitissime, soprattutto questa vetrata. Mi dava un piacere puro, fine a se stesso.
Non penso ci sia nulla di sbagliato nel provare piacere per qualcosa di bello; non c'è niente di male. E penso che si potrebbe addirittura dire che c'è qualcosa di spirituale, nel godimento della bellezza fine a se stessa, non perché si pensa di poterne trarre qualche vantaggio. Solo nel sedercisi di fronte. Io e un mio amico ogni tanto andavano a sederci di fronte alla vetrata di Chagall e dicevamo "Riposiamoci un po' e restiamo solo a guardare". Il semplice stare a guardare ci faceva sentire più riposati, ed è per questo che l'ho inserita tra le opere che secondo me andrebbero conservate per il futuro.

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I paraventi laccati giapponesi del periodo Edo

Particolare del paravento "con Iris". Opera dell'artista giapponese Ogata Korin
(1658- 1710).

Parlando di bellezza pura, penso ci siano pochi oggetti in grado di superare alcuni del più bei paraventi giapponesi, laccati in lapislazzuli, che furono prodotti nel periodo Edo; perciò hanno trovato un posto nella mia lista. Naturalmente, quando sono stata in Giappone ho visto moltissimi paraventi di questo tipo nei vari musei, ma ancor prima di andare in Giappone avevo compreso quanto fossero belli. Un giorno passavo di fronte a un ufficio delle Japanese Airlines, e vidi in vetrina un paravento giapponese che mi colpì moltissimo. Era talmente bello, che mi fermai lì davanti a guardarlo. Poco tempo dopo incontrai una persona che lavorava appunto per le Japanese Airlines, e che stava per andare in Giappone; mi chiese che cosa avrei voluto che mi portasse, e io gli risposi: "Portami un paravento laccato". E lui mi disse: "Stai scherzando! Non sai quando costano. Sono assolutamente fuori portata". Pensai allora che quello che avevo visto in vetrina alle Japanese Airlines fosse un'imitazione. Non lo era. Il mio amico mi disse che si trattava di un originale, che era stato preso temporaneamente in prestito per essere esposto. Il mio interesse per i paraventi laccati nacque allora.

Un dettaglio del paravento "con i boccioli di fiori di susino rossi", sempre di Ogata Korin.
Altra opera citata da Suu Kyi.

Di tutti quelli che ho visto, penso che i due più belli, che sono anche tra i più celebri, siano quello con i boccioli di fiori di susino rossi e quello con gli iris. Quest'ultimo è particolarmente famoso. Ho visto biglietti di auguri, cartoline e ogni genere di calendari con le immagini riprese da questo paravento. Lo sfondo è dorato, e su tutto spiccano gli iris, montagne di iris di un blu oltremare scuro, come d'inchiostro. Immagino che si potrebbe dire "blu iris", ma non è esattamente quel blu. È una sorta di color inchiostro, e naturalmente c'è anche il verde, un verde smeraldo, anzi un colore tra lo smeraldo e la giada. La composizione è semplicissima e anche per questo così straordinaria. Ho scelto i paraventi esclusivamente perché penso che siano bellissimi, non perché sappia qualcosa della tecnica della lacca. So che sono particolarmente preziosi, ma non sarei in grado di spiegarvi come sono stati realizzati, o che genere di colore sia stato usato. La sola cosa che posso dire è che producono un effetto incredibile.
Quanto all'altro paravento che ho citato, quello con i boccioli di fiori di susino rossi, ci sono questi minuscoli boccioli rossi, sugli alberi, in riva a un fiume. Anche qui lo sfondo è d'oro, e sullo sfondo spiccano questi alberi di prugne, con i loro piccoli boccioli, e nel mezzo il fiume che scorre e forma un'ansa. Le acque del fiume sono molto scure, e sottili linee dorate danno l'impressione del movimento, delle onde immagino. Assolutamente meraviglioso. E gli alberi, i rami degli alberi, hanno sfumature diverse, toni neutri percorsi da minuscole pagliuzze [...], l'effetto è molto misurato e molto bello.
Per me rappresentano l'essenza dell'arte giapponese più alta. Una bellezza misurata, controllata. Tutto è controllato. Non c'è nulla di voluttuoso, nulla di eccessivo. E l'effetto nell'insieme è tale da sopraffare chi guarda. Ho scelto dunque i paraventi giapponesi perché rappresentano per me il meglio del talento artistico dell'uomo, oltre che un'opera artistica di autentico genio.

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I Raga indiani

Suonatrice di Sarangi.
Particolare di una miniatura tradizionale indiana

Ho parlato di monumenti, libri e dipinti, ma non ho ancora detto nulla riguardo alla musica. Tra le opere che dovrebbero essere conservate per l'umanità, ho inserito alcune forme musicali. Anche qui, devo confessare che non sono una grande musicista. Sono semplicemente una persona che ama la musica; la amo moltissimo, da dilettante però. Non suono nessuno strumento particolarmente bene. Strimpello un po' sul pianoforte, come immagino facciano milioni e milioni di persone. Ma i miei sentimenti nei confronti della musica dipendono dall'ispirazione che sa comunicare; dalla percezione che vi siano, nell'umanità, profondità nascoste e inesplorate, che non siamo in grado di raggiungere. E che vi siano moltissime cose, riguardo all'umanità, che dobbiamo ancora scoprire. Quando ascolto un brano di musica, sono affascinata non soltanto dalla bellezza della composizione, ma anche dalla mente che l'ha concepita.

La musica che ho deciso di includere nel museo virtuale è quella dei Raga indiani, quella di Mozart e la musica barocca. Non ho scelto musica birmana, perché penso che siano ben poche le persone fuori della Birmania in grado di apprezzare e capire la musica del nostro paese. Non posso sceglierla per il museo virtuale solo perché a me piace. Penso che si debba scegliere un genere di musica che abbia un richiamo più universale. E credo che i raga indiani abbiano un richiamo assolutamente universale.
Ho assistito a delle esibizioni di musica indiana, e credo che l'esecuzione stessa sia di per sé una grande esperienza. Il modo in cui i musicisti si capiscono perfettamente tra loro è altrettanto straordinario da vedere della musica. Si guardano l'un l'altro, si fanno cenni con lo sguardo e con l'espressione del volto, durante l'esecuzione dei brani. Ma la vera bellezza dei raga indiani è l'atmosfera che riescono a creare. Ho parlato a lungo dell'atmosfera, quando ho descritto la Pagoda di Shwe Dagon e il Visnu Dormiente, e mi trovo costretta a parlarne di nuovo a proposito dei raga indiani. Ogni volta che ne ascolto uno, ho sempre la sensazione di essere sola, sola con la musica. C'è qualcosa nella musica dei raga, che mi dà l'impressione che stia parlando proprio a me. Immagino che questo sia l'indice del grande livello artistico di questa musica. Quando leggiamo la grande poesia, ci accorgiamo che in qualche modo essa parla a qualcosa che è dentro di noi, di te. Pensiamo che sia stata scritta per qualcosa di cui abbiamo una esperienza personale. Riguarda qualcosa di cui abbiamo esperienza, qualcosa di speciale per noi. Allo stesso modo, io ho sempre la sensazione che la musica dei raga indiani dica qualcosa di speciale a tutte le singole persone che la ascoltano.
Non sono capace di descrivere a parole l'effetto della musica. Penso che sia necessario ascoltare alcuni raga, in sottofondo, per poter capire di che cosa sto parlando. Penso ad esempio ai raga della stagione delle piogge. Quando ne ascolto uno, vedo me stessa nel bel mezzo dei monsoni: il cielo coperto, la pioggia che cade dolcemente, tutta la terra silenziosa e buia. L'unione della sensazione del fresco - un grande sollievo nelle nostre terre, dove fa così caldo per la gran parte dell'anno - e di un sentimento di nostalgia che associamo sempre alla pioggia. Un raga della stagione delle piogge riesce a evocare tutti questi pensieri senza pronunciare una sola parola: si può dunque dire, a ragione, che è il genere di musica che "parla". Non è semplicemente suono; è significato. C'è in essa un grande significato.

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Mozart

Ritratto di Mozart, opera di Barbara Kraft

La musica di Mozart, che ho scelto oltre ai Raga indiani, mi suscita considerazioni del tutto diverse. Il motivo per cui ho scelto Mozart è che è stato il primo compositore occidentale che ho imparato ad amare per se stesso. Prima, mi piacevano alcuni singoli brani musicali, non la musica di qualcuno in particolare. Ma quando ho scoperto la musica di Mozart, quando ho iniziato ad ascoltarla sempre più spesso, ho incominciato a pensare che è diverso dagli altri: io non sono capace di smettere di ascoltare, non sono capace di lasciare a metà un brano di Mozart. Non riuscirei mai a spegnere la radio o il giradischi o il registratore o a uscire dalla stanza, devo ascoltare fino in fondo. Prima di ascoltare la musica di Mozart non mi era mai capitato, era un'esperienza che non avevo mai fatto.
L'ho già detto, non sono una musicista. Ho ascoltato molta musica, ne suono, malissimo, un po', ma non penso che si debba essere musicisti per apprezzare il genere di opere scritte da Mozart. Ora, qui bisogna che accenni anche a Bach, perché molti affermano che la musica di Bach rappresenta una voce più universale. Mi sembra di aver letto o sentito da qualche parte che persino a quegli Eschimesi che non hanno mai sentito in vita loro un brano musicale occidentale, persino a loro piace Bach. Non so se sia vero. Per me è stato molto più facile amare la musica di Mozart, quando avevo meno familiarità con i compositori occidentali, che quella di Bach. È stato solo in seguito che ho iniziato ad apprezzare la musica barocca. Sono stata un po' indecisa se inserire la musica barocca o i canti gregoriani in questo museo virtuale. Penso che quanti non hanno familiarità con la musica occidentale, possano capire con più immediatezza, con più facilità, la musica barocca che non i canti gregoriani. Però sono convinta che anche i canti gregoriani trascendano i confini della religione. Io so che riguardano il cristianesimo, ma non penso al fatto che riguardano il cristianesimo quando li ascolto. Penso che riguardino le aspirazioni spirituali dell'uomo. Eco perché mi sarebbe piaciuto inserire anche il canto gregoriano.
Ma dovendo scegliere tra la musica di Mozart, quella barocca e quella gregoriana, ho pensato che, in linea di massima, gli orientali che non hanno familiarità con la musica occidentale avrebbero trovato più facile capire Mozart e Bach, per esempio, che i canti gregoriani.
Siccome non sono un'esperta di musica, non voglio dilungarmi su questo; aggiungo solo che ho scelto questo genere di musica perché mi dà piacere. Avrei scelto anche la musica strumentale andina per lo stesso motivo, perché mi dà piacere. Quando ascolto la musica strumentale andina, riesco a vedermi in alto, sulle montagne dell'America Latina, e a immaginare la purezza dell'aria e la semplicità della vita tra quei monti. Avrei scelto questa musica perché ho sempre amato l'alta montagna, forse a causa del tempo che ho trascorso sull'Himalaya.

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William Turner

"The Snowstorm" di Joseph Mallord William Turner

Però mi piacciono i dipinti di Turner, che ho inserito nell'elenco. E a proposito dei quadri di Turner, devo confessare che mi piacciono solamente perché sono ornamentali, perché sono belli, sono una festa per gli occhi. Non posso affermare che siano utili, non posso sostenere che siano una fonte di ispirazione spirituale; non posso nemmeno spiegare perché preferisco Turner ad altri artisti occidentali. Posso soltanto dire che mi piace la sua scelta dei colori, che mi fa venire in mente che ruolo importante giochino i colori nella vita degli uomini. Forse dovremmo prestare maggior attenzione al modo in cui vengono usati.
Quando guardo un dipinto di Turner, non mi soffermo tanto sul soggetto quanto sui colori, il modo in cui sono miscelati, in cui sono usati e, nei dipinti più tardi, come sono _ sbavati, se posso usare una parola come questa per parlare di capolavori come i dipinti di Turner. L'aspetto nebbioso dei suoi quadri_ lo trovo così riposante. È il genere di pittura che penso chiunque sia in grado di capire. Anche un birmano, o comunque un orientale, che non avesse mai visto prima un dipinto occidentale, penso sarebbe in grado di apprezzare la bellezza di un quadro di Turner, e anche il mondo in cui tratta i colori utilizzati, anche prima di rendersi conto di come sia riuscito a cogliere perfettamente il soggetto sulla tela.

Conclusioni finali

Quando mi è stato chiesto di prendere parte a questo programma, di fornire una lista di oggetti da inserire in un museo virtuale, sono stata molto riluttante. Anzi, ho anche tentato di rifiutare. Ma alla fine sono stata convinta a stendere un elenco. Se avessi saputo che ciò avrebbe comportato anche parlare davanti a una telecamera, come sto facendo, avrei rifiutato senz'altro. Pensavo si trattasse soltanto di fornire un elenco. Ma poi, scoprii che dovevo anche partecipare a questo programma. Vediamo, allora, che qualifiche posso vantare per farne parte. Potrei dire, quasi nessuna, perché non sono un'esperta d'arte, come ho già detto, e non sono specialista in alcun campo che possa essere di un qualche rilievo rispetto alle opere d'arte che ho citato fin qui. Penso però di poter dire che apprezzo ogni genere di cultura. Non che sappia moltissimo di tutte le varie culture del mondo, ma dovunque sono stata, ho sempre trovato qualcosa da ammirare ed apprezzare. Ho vissuto in Oriente, ho vissuto in Occidente, ho trascorso moltissimi anni in Occidente, e ho sempre ritenuto che tutti gli esseri umani abbiano qualcosa in comune, e che tutti siamo in grado di capire e apprezzare le culture gli uni degli altri. Poiché non sono una specialista, non mi illudo di aver fatto dei commenti molto profondi. Non sarei in grado di fare commenti profondi sull'importanza di preservare alcune opere per le generazioni future. Ma, semplicemente in quanto ho vissuto in Oriente, ho vissuto in Occidente, ho ammirato le cose dell'Occidente e le cose dell'Oriente, sono felice di poter portare un piccolo contributo. Non sono certa che il mio contributo sarà di grande valore, ma se non altro dimostrerà che ci sono persone, come me, che cercano di fare del loro meglio per unire i valori dell'Oriente e dell'Occidente, e di preservare quanto di meglio esiste nelle varie culture.
Al momento, il mio interesse è tutto nei confronti della politica, e la politica è talmente lontana dall'arte, soprattutto la politica birmana di oggi: io faccio parte di un movimento in favore della democrazia, che si attiva per portare pace e giustizia al nostro paese. In una situazione del genere, non ci è possibile trovare molto tempo per godere delle meraviglie prodotte da tutte le culture. Devo confessare che non ho avuto quasi il tempo di prepararmi per questo programma, e anche per questo penso che le mie scelte possano sembrare poco interessanti, come invece mi sarebbe piaciuto che apparissero, se solo avessi avuto più tempo per spiegare, o piuttosto per preparare le spiegazioni, delle mie scelte.
Mi hanno chiesto di parlare di me; di solito non parlo di me stessa, non saprei nemmeno come fare; penso che chiuderò questo breve colloqui semplicemente dicendo che spero che la mia partecipazione a questo programma possa indurre la gente a cercare di sapere qualcosa di più sulla Birmania e sulla cultura birmana.

 

alto.