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iurano di averle viste arrivare all’alba, una dietro l’altra, a bucare la fitta nebbia che sempre avvolge il grande fiume fino a che il sole delle dieci non la dissolva.

Una dopo l’ altra sono atterrate sulla radura in mezzo alle casupole della densa periferia sud della città.
Pare che la prima si facesse trasportare da un vecchio tappeto, altre viaggiavano in groppa a grandi pipistrelli, che abbondano in questa zona a causa dei fichi selvatici di cui si nutrono, un’ altra ancora planava su di un cesto largo e piatto di quelli che si usano per mondare il riso.

Erano cinque, e tutti, presenti e non, sono pronti a mettere per iscritto che erano bruttissime, vecchie decrepite sdentate, piene di orecchini e tatuaggi dappertutto, insomma che erano vere e proprie streghe venute da chissà dove, con il sicuro proposito di tormentare la vita già abbastanza disgraziata di questa gente.

Dopo il primo momento di stupore e smarrimento, dicono che ci fu un fuggi fuggi generale da una parte all’altra del piccolo agglomerato di case intorno alla radura. Chi a nascondersi, chi a prendere il potente amuleto contro il malocchio lasciatogli dalla bisnonna, anch’essa strega patentata. Altri raccoglievano bambini in lacrime e se li portavano via e qualcuno si armava della prima cosa che gli capitasse davanti per difendersi.

Dichiarano altresì tutti, presenti e non, che le malvage ostentavano calma e circospezione, coniugate ad un disprezzo totale per gli astanti, e che parlavano fra di loro una lingua mai sentita prima da quelle parti, una lingua che giurano essere del demonio.

E quando giunsero, informati da chissà chi e chissà come, i giornalisti della radio locale che trasmette in FM tutto il giorno programmi ripetuti per due o tre volte alla settimana, si alzò un gran polverone tra le misere case del posto, volendo tutti parlare, tutti quanti avendo particolari da aggiungere, dettagli da analizzare, congetture da sviscerare. E nella calca che ne seguì qualcuno perse una scarpa, altri ebbero gli occhiali calpestati e ad un bambino fu rubato il tubero di manioca che stava rosicchiando, lasciandolo in un mare di lacrime.
In tutto quel parapiglia tutti si dimenticarono delle cinque streghe, le quali, dichiararono poi altri già ormai al commissariato, approfittarono dell’occasione per darsela a gambe, o meglio ad ali, decollando in fretta e furia, pare, in direzione nord.

Tornati alla redazione della radio, i giornalisti interruppero il programma che già andava in onda da tre giorni e attaccarono con una edizione straordinaria di ben due ore, con tanto di diretta e commenti e esperti in studio, lanciandosi in un dibattito sulla veridicità dell’ evento, per altro mai messa in discussione.
A tutt’oggi sono già cinque i giorni di repliche.

Dr. Livingstone
Africa Australe