Canto Di Sacco Andrea

Giorno Che Ti Scrivevo
Per Amara Questa Donna
Povero Cuore Mio Ferito
Tarantella del Gargano
Tarantelle del gargano

 

 

 

Il 10 ottobre del 1911

nasceva Andrea Sacco
Il padre della tarantella

del Gargano

La tarantella del Gargano (o tarantella alla mundanare‘) è il nome più appropriato con cui viene indicata nel folklore musicale italiano questa forma di canto popolare, che comprende il ballo e una ricchezza di testo notevole. Io l’ho ascoltata per la prima volta circa 30 anni fa da un disco della Compagnia di canto popolare, a casa di un amico. L’impressione era stata di un qualcosa, come si direbbe adesso, di molto “etnico”, con questa voce quasi incomprensibile, simile a quella di un Muezzin, che si muoveva su una linea melodica del basso accompagnata dal suono di una specie di sitar, che poi ho scoperto essere la chitarra battente. Era per me all’epoca una musica veramente alternativa da ascoltare, cosi come aderire idealmente a quel movimento chiamato “ Musicanova”, andare ai concerti del suo fondatore Eugenio Bennato, mi faceva, anzi ci faceva, sentire molto ma molto” musicalmente impegnati“.
Poi e stato diverso. Dopo è scoppiata la passione vera che in tutti questi anni non mi ha più lasciato.
Nei primi giorni di giugno del 1979 partii, con alcuni amici e una 127 scalcinata, per un viaggio che avrebbe toccato i santuari del folklore pugliese iniziando dal Gargano, per arrivare il 29 giugno nel Salento a Galatina ad incontrare le tarantate che andavano a ringraziare Santu Paulu per averle fatte smettere di ballare.

Lo splendido paesaggio della Foresta Umbra si offriva alla vista degli apprendisti ricercatori di musica popolare mentre salivamo le curve della strada che portava al paese di Carpino alla ricerca del suo cantore più famoso.

Andrea Sacco accettò di incontrarci dopo un giorno di trattative e di bevute fatte con i paesani in una osteria di Carpino. Gli avevano riferito di un gruppo di ragazzi che voleva intervistarlo e lui, che gia’ era una star dell’etnomusicologia, si era un po’ fatto desiderare. L’incontro alla fine avvenne sotto una pianta di ulivo, nella campagna che dominava il mare. Ci raccontò della sua vita, di una guerra in Africa dove era stato arruolato, di una chitarra battente costruita in prigionia, fatta di lamiera con le corde ricavate dai fili della luce. Io lo guardavo e vedevo un uomo sulla sessantina con gli occhi azzurri quasi bianchi, come quelli della statua di Omero nell’Odissea di Ungaretti,
Ascoltai dalla voce dell’autore, per la prima volta, questa “Montanara di Sacco Andrea” e pensai alla descrizione del giardino dell’Eden.


 

Accomë j’èja fa’ p’amà ’sta donnë
di rosë ci le fa’ nu bellë giardinë
’ndornë pë’ ’ndornë l’eja ’nnammure
dë preta priziosë e jorë finë
a mmèzë cë l’eja cavà ’na brava fundanë
ièja fa’ corrë l’acqua sorgendinë
sòpë cë l’eja metti ’na vuciella a candài
candavë e rëpusavë bèlla dëcèvë

pë’ vu’ so’ dëvëntati ’na vucella
e la vo i e là,
chi vo bene e no lo sa
si bene non gi vuleve
a candà non gi veneve
bene c’ai velute
e a canda ce so venute

Come devo fare per amare questa donna
di rose le devo fare un bel giardino
e tutto intorno lo devo adornare
di pietre preziose e oro fino
in mezzo ci devo ricavare una bella fontana
e devo farci scorrere l’acqua di sorgente
sopra ci metterò un uccello a cantare
cantava e riposava” bella” diceva
“per voi sono diventato un uccello”
Là voi e la
chi vuole bene e non lo sa
se bene non le volevo
a cantare non ci venivo
bene gli ho voluto
e a cantare ci sono venuto

 

 

 

Poi cominciò a sciorinare i sonetti , cantando e parlando insieme tanto che il parlare, la stessa inflessione dialettale, diventava sempre più indistinta dalla poesia recitata.
 

 

Donni a stu balicone

Donna che stai affacciata a stu balicone

Mename stu garofane da sta grasta

Me l’haje a mette n’petto la festa festa

Li gente ca mi vedene dicene: quant’è belle

Chi te l’ha date chistu fiore ?

Me l’ha date lu primme ammore

Ca è lu bene ca mi vole

Ca si bbene n’gi vuleva,

lu garofane nun me lo deva

Bene m’ha velute e

Lu garofane l’haje avute

donna a questo balcone

donna che stai affacciata a questo balcone

dammi questo garofano dalla ringhiera

voglio metterlo sul petto il giorno della festa

a gente che mi vede dice: quant’è bello

 chi ti ha dato questo fiore?

Me l’ha dato il primo amore

che è il bene che mi vuole

che se bene non mi voleva

il garofano non me lo dava

 bene m’ha voluto e

il garofano l’ho avuto



Ebbi presto la sensazione, ascoltandolo, di una poesia e musica d’autore, anzi l’autore era proprio lì davanti a noi con la sua voce limpida e tagliente e ci raccontava delle circostanze in cui l’aveva composta. Eravamo emozionati e anche un po’ confusi, perché questo in qualche modo era in contraddizione col fatto di pensare ai cantori popolari come semplici utilizzatori di forme poetiche appartenenti alla tradizione.
Mi resi conto della grande differenza tra quello che credevo di trovare e quello che avevo di fronte, tra il mio goffo armamentario (registratore, blocco notes e ammennicoli vari) da manuale del ricercatore dilettante, e la grazia e la leggerezza di chi da tempo immemorabile è abituato a danzare con la voce.
In questi giorni avrebbe compiuto 96 anni, ho voluto ricordare la sua nascita e non la data della sua morte che è stata nel marzo dello scorso anno.
Forse perché penso che la sua musica, la sua voce e i suoi sonetti resteranno vivi per sempre.